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ACCORDO DI PARIGI: CHE SUCCEDE ORA?

Il Consiglio Europeo, facendo seguito al Parlamento, ha dato il via libera all’approvazione dell’Accordo di Parigi attuando così l’ultimo passaggio formale richiesto alle istituzioni dell’Unione, prima di depositare gli strumenti di ratifica alla sede di New York delle Nazioni Unite (atto avvenuto lo scorso 7 ottobre). Dunque, in questo modo anche l’Ue si impegna formalmente a lottare contro i cambiamenti climatici e proprio, grazie alla firma dell’Unione Europea– le cui emissioni pesano per il 12%  sul totale di quelle globali – sono stati raggiunti entrambi i requisiti necessari: almeno 55 Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni mondiali. Adesso l’obiettivo, e la scommessa, è tradurre in pratica quello che finora è soltanto un impegno sulla carta: mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, e possibilmente limitarlo a 1,5°C.

A questo punto tutti gli occhi sono puntati sui lavori della Cop22, l’assise mondiale sul clima che si terrà a partire dal 7 novembre a Marrakech, in Marocco. In quella sede si dovrà iniziare a discutere di come implementare l’accordo, quali misure adottare, come verificare passo passo il rispetto degli impegni presi e, soprattutto, decidere tempi e modi degli importanti passaggi intermedi. Infatti l’accordo andrà revisionato in funzione sia degli sforzi del Paesi, sia dei dati più aggiornati sull’andamento del clima.

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